Sala 13

Presente e passato

 

Nel maggio 1986 tiene un’ampia personale alla Galleria Vivita di Firenze, che diventa l’occasione per presentare opere nuove e documentare la sua attività passata. Emblema della mostra è il Vaso François (1985), rielaborazione contemporanea del famoso cratere in terracotta a volute rinvenuto in una necropoli etrusca di Chiusi ed oggi conservato al Museo archeologico nazionale di Firenze, decorato da Mariotti con una raffigurazione mitologica attualizzata e popolare, l'amore fantastico quanto impossibile tra la ninfa Dafne e il burattino Finocchio. La storia d'ispirazione letteraria della fatale attrazione/repulsione di Pinocchio e Dafne (1985-86) si sviluppa inoltre in una serie di quadri ad olio dipinti in forma anacronistica, postmoderna, frivola e talvolta volgare, in cui emergono un'accentuata componente ludica e liberatoria e uno stile grafico schematico e inespressivo. Nella stessa serie figurano anche sperimentazioni plastiche e citazioniste, a rilievo su polistitolo, a mosaico e su tondo. A queste si associano le creazioni di sculture/ oggetti come Artiflcio, albero d'ulivo reciso le cui foglie sono sostituite da riproduzioni in legno che ricordano l’esperienza genealogica di Arti-giano; Apelle flglio di Apollo, colonnina classicheggiante sormontata da un’irrisoria Palla di pelle di pollo  tratta dal popolare scioglilingua; San Sebastiano, rivisitazione iconografica del santo cristiano. Fra le sculture compaiono poi le raffigurazioni simboliche modellate in creta di Adamo ed Eva , i leggendari progenitori di un’umanità corrotta e dissacrata, a cui aggiunge un androgino Madam I’madam. Nel Telo di Vivita (1983) ripropone un immaginifico insieme di Profili lunari dipinti a spruzzo su fondo nero, mentre nel Telo di Avignone (realizzato per la rassegna Le vivant et l’artificiel del 1985 nella città francese) presenta le impronte di mani in negativo realizzate con una tecnica analoga su fondo bianco, spingendo l’esecuzione pittorica alla rievocazione dei primordi della “rappresentazione di immagini simboliche”, già indicata all’inizio del lavoro sulle “mani” (Mariotti, Animani, 1980). L’attualità contemporanea appare invece in forma iconica ed ironica nella storica contrapposizione fra Stati Uniti e Unione Sovietica, riprodotta con l’antica tecnica a sbalzo su lastre metalliche nel cappello da cowboy (E viva il cappello stellare del west) e nel pugno alzato (E viva il grigio autentico dell’est).Riguardo all’interpretazione della sua ricerca artistica, nel catalogo di questa significativa mostra fiorentina, Mariotti formula un’amara “proposizione”:

 

“Il mio lavoro è dedicato a quanti, e sono quasi troppi, che dell’arte non ne vogliono proprio sapere e in nessun modo la vogliono conoscere (che non passeranno in queste stanze e non si fermeranno su queste righe, se non per sbaglio) ma si contentano di considerarla, con istintiva diffidenza, una cosa semplicemente straordinaria”

[Stefano Pezzato]