Sala 18

Epilogo L'Incompiuto

 

 

Rimangono nell’archivio alcuni progetti di Mariotti non realizzati. Schizzi progettuali: si tratta di un nudo maschile inginocchiato, analogo all’inquietante Adamo in creta presentato alla Galleria Vivita nel 1986, con una mano su un ginocchio leggermente sollevato e l’altra che tiene una palla a terra; il corpo appare inciso con forme indicate in un disegno col termine di “bestiario”; sulla testa è suggerito il rilievo del “cervello”, mentre il braccio sollevato è associato al termine “logos”. Il discorso di Mariotti appare oscuro, il suo lavoro sul marmo rimarrà per sempre incompiuto, intrappolato come i famosi Prigioni fiorentini di Michelangelo nello sforzo di uscire dalla materia grezza. All’inizio del 1997 egli compone un ultimo, tragico manifesto per il Punto Giovani di Firenze, servizio informativo rivolto a ragazzi con “problemi in famiglia, di coppia, con la scuola”: la mano che tiene fra le dita una palla rossa assume l’aspetto sinistro di un cadavere su fondo nero, consumato nella materia e livido nei colori. In questo caso l’inquietudine liberatoria della scultura lascia il posto ad un’immagine angosciante di morte. Sebbene questa sia l’ultima prova di Mariotti, ci piace ricordarlo con un’altra immagine che egli ha lasciato nel suo archivio, intitolata significativamente Luce (inclusa fra le opere esposte alla Galleria Vivita di Firenze nel 1986). È “l’impronta di una mano” nera dipinta a spruzzo, che emerge come una fantomatica “ombra” da un fondo altrettanto cupo; essa tuttavia è aperta come nell’atto di mandarci un saluto, di volerci accompagnare, ricordandoci che “la compagnia della nostra fedelissima ombra sembra ancora sufficiente a restituirci, con la complicità di una piccola luce,  la nostra immaginazione, per ricondurci all’intatto stupore racchiuso nell’ambito della grotta: l’impronta di una mano, dalla quale non possiamo allontanarci” (Mariotti, Animani, 1980).

                  

[Stefano Pezzato]