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5 - Arte teatro e politica

Aggiornato il: apr 15


1-Carola


Nel maggio 1973 tiene la sua prima esposizione personale alla Galleria Schema di Firenze dove, da artista, “definisce la sua presenza in una galleria d’arte con un percorso (Carola) rievocato dalla danza”, a sua volta definita così all’interno del teatro, il cui “materiale (rappresentazione) è dato dalla ripetizione a calco dei passi formati sulla danzatrice e dal manifesto della mostra”.


Artista e danzatrice si ritrovano “in un rapporto unitario” che (collegando i loro principali strumenti, le mani e i piedi) avvicina temporaneamente le rispettive identità culturali e professionali ma li priva di significato fuori dal loro contesto specifico. Il mese successivo “il materiale (decorazione) dalla galleria d’arte viene trasportato nelle vetrine di un negozio a Firenze, dove “il criterio valutativo del sistema commerciale” stabilisce una relazione con l’artista “in ragione della sua definizione nel sistema del mercato dell’arte”. 




2-No

E' la prima di una serie di proiezioni urbane che faranno assurgere Mariotti agli onori della cronaca. Un precedente, in termini di contestazione delle regole stabilite e di demistificazione dei monumenti fiorentini, può essere individuato nella proiezione del gruppo di architettura radicale 9999 sul Ponte Vecchio, la sera del 25 settembre 1968. I 9999 proponevano un’immagine astratta, dinamica, per una fruizione aggiornata del luogo/ simbolo della città storica, immobile nella sua autorappresentazione;




quella di Mariotti impone, con la sua finalità propagandistica specifica, la forza comunicativa della negazione testuale,

fissa e corrosiva, associata al luogo/simbolo del potere contro cui si rivolge. 


3-Il Teatro immaginario

È di questo stesso periodo la concezione della vendita immaginaria, resa concreta, di posti numerati e firmati in Teatro (1973-1984) che sposta la condizione dell’oggetto ceduto (una stampa con la pianta del Teatro Comunale di Firenze su cui è indicato il posto assegnato allo stesso prezzo del botteghino) dal contesto reale del teatro a quello ideale dell’arte e, quindi, dall’identità di un “prodotto culturale” come il teatro a quella di una cultura alternativa rappresentata dalla sua immagine riprodotta. 



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