Polittico di San Giovanni (1991)

POLITTICO DI VILLARCEAUX 

Presentazione del Polittico di Villarceaux (Paris-France) A cura di Andrea Mariotti & Florence MolyFilm, grafica e montaggio di A.Mariotti. Testi di M.Mariotti. Musiche di P.Gabriel; J.S. Bach, E.Morricone; M.RavelRiprese al Bargello di A.Mariotti del Florence Dance Festival.

 

Sala 15

Rivoluzioni e Celebrazioni

 

Nel 1991 concepisce il Polittico di San Giovanni, grande happening fluviale ironicamente “dedicato a pittori e canottieri” che si svolge sull’Arno, davanti agli Uffizi (dove ha sede la Società Canottieri Firenze), il 24 giugno in coincidenza con la celebrazione del santo patrono di Firenze. Il progetto, sviluppato nella successiva pubblicazione come un dialogo metaforico fra l’artista e San Giovanni, rappresenta l’ennesimo tentativo di confronto fra autori .  contemporanei, tornati per l’occasione a definirsi “pittori”, e grandi maestri esposti al museo, i defunti che la città usa come propria “merce di scambio”. Sarcastico e allusivo, Mariotti ricorda che “sono giorni e giorni e giorni che per le strade del paese passano le avanguardie”; e pertanto si chiede: “ma quando arriva l’Esercito?”. Nonostante Firenze abbia avuto “più di un giovane amante: dal futurista all’astratto, passando dal poeta al musicista visivo al video artista, il concettuale lo stilista e architetto radicale”, pare che nessuno riesca a sciogliere il suo vincolo di “matrimonio” con il Rinascimento (Mariotti, Polittico di San Giovanni, 1993). Per questo egli prova un ultimo assalto, proprio nel cuore della città/museo, formulando un’invocazione e una rivendicazione con l’arma affilata del suo linguaggio sferzante: “Non c’è opera, il capolavoro basta solo ai tursti di passaggio, che non sia più che un frammento della opera vera: la città dell’arte. La sua composizione, per essere armonica e viva, ha bisogno di tutto e di tutti; del grande e del piccolo, del vecchio e del nuovo. Ha bisogno di essere conservata ma anzitutto come ogni polittico immaginata. [...] La pittura è morta. E noi, modestamente, vivi”. L’azione, nel tratto dell’Arno compreso fra la Pescaia di Santa Rosa e il Ponte alle Grazie e simboleggiato da un modello plastico a forma di pesce, prevede la distribuzione sul fiume di ottocento quadri di duecento pittori contemporanei, suddivisi in trittici, quadrittici e pentapolittici “predisposti all’incastro reciproco per concludersi in una immagine sola”. La composizione tuttavia non riesce e l’immagine finale del Polittico di San Giovanni assume le sembianze tragicomiche di un naufragio. L’artista è costretto ad accettare l’insuccesso: “dichiaro al cielo, al mondo e al fiume il mio fallimento”. E ad ammettere: “Il mio peccato, veniale, è immaginare quello che non vuole succedere [...] nonostante tutto, lo rifarei”.

Stefano Pezzato