Sala 11

Proiezioni Immaginarie

La pratica della proiezione, inaugurata dal NO sulla cupola del Brunelleschi nel 1974 e sperimentata nell’articolata esposizione alla Galleria Schema del 1978 (il cui titolo riassuntivo è, appunto, Proiezioni), si sviluppa con decisione a partire dal progetto Luna nuova del 1976, in cui Mariotti immagina di proiettare il proprio profilo sulla luna piena e di ripetere poeticamente l'operazione “soltanto [con] le donne e gli uomini che si chiamano narciso per riprodurre nel chiaro di luna la loro immagine sconosciuta e comune” (Luna nuova, 1976). Seguiranno da questo progetto, la realizzazione nello stesso anno di una serie di fotografie dell'ombra di Mariotti proiettata su diverse pareti (Autoritratti, 1976) e, l’anno successivo, di silhouettes di volti disegnati che emergono  di profilo da falci di luna (Proflli lunari, 1977). Analoghi Proflli lunari ricompariranno dipinti a spruzzo su fondo nero nel Telo di Vivita (1983), realizzato per la collettiva Specchi e Riflessioni alla Galleria Vivita di Firenze.

 

Nel 1984 le falci di luna assumeranno invece le sembianze di due profili contrapposti disegnati come mani strette sulla doppia impugnatura di una Mezzaluna, rappresentazione grafica per l'omonimo ristorante newyorkese arredato dal designer Roberto Magris, membro di Supestudio, la cui inaugurazione sarà occasione di un doppio evento espositivo sul tema allegorico della "Mezzaluna" organizzato da Mariotti a New York e a Zona. In occasione della Cena Verde organizzata a Casa Malaparte a Capri (il 7 settembre 1990), parte di una serie di eventi a base gastronomica intitolati Il gusto del colore, che promuovono lo sconfinamento dell'azione creativa in ambito quotidiano (nello spirito di Fluxus), come ha ricordato la gallerista Rosanna Chiessi, “in una notte di luna piena [...] Mario dipinse 33 lune nere che espose sulla terrazza della casa con lo sfondo della ‘vela’. Poi proiettò immagini grottesche di Leonardo sulle rocce retrostanti la casa e oasi su di una grande luna finta". Si tratta dei Proflli leonardiani disegnati da Mariotti nel 1990 sulla scia dei precedenti Proflli Lunari e di immagini collegate al viaggio nel deserto algerino (riprodotto nel volume Dall’altra parte del libro) da cui Mariotti trarrà ispirazione per la composizione, con libri dall'aspetto di palme, di Oasis (1981): uil giardino di palme che finisce dove comincia il deserto. Immagini elementari, semplici e chiare come la memoria infantile, che rivelano l’altra forma e l’altro nome delle nostre immagini comuni.

 

Figure originarie dalle quali derivano, per analogie dei tipi e associazioni di idee, tutte le forme che conosciamo e che possiamo immaginare” (Dall’altra parte del libro, 1982). Nella prosecuzione dell’evento di Capri, “Corrado Costa diede inizio alla sua performance poetica sulla grande scalinata giocando con i numeri che venivano poi 'suonati' da Andrea Mariotti [il figlio di Mario]. La serata di concluse sulla grande terrazza deve due ballerini [Keith Ferrone e Marga Nativo], giocando con la luna finta e la luna vera, danzarono sulle note del Nabucco di Giuseppe Verdi” (Chiessi). Altri tipi di proiezioni sono quelle collegate all’archivio Alinari di Firenze: (XX) del 1976, nel quale uil modello della crocifissione dell’uomo [...] varia con la storia e la storia dell’arte” (Mariotti, Galleria Schema, Firenze 1978), e Belvedere realizzato nel 1977, in concomitanza con l’esposizione Gli Alinari. Fotografl a Firenze 1852-1920 al Forte Belvedere di Firenze, proiettando sulla facciata dell'edificio numerose immagini dello storico archivio. Per questo evento vale la definizione di urepertorio della storia delle ripetizioni e della storia dell’arte di ripetere” utilizzata da Mariotti nella presentazione di (XX) alla Galleria Schema di Firenze nel 1978. Partendo proprio da ricerche sulle proiezioni, Mariotti svilupperà il successivo lavoro sulle “mani”, che trae ispirazione dai giochi di ombre; egli non le considera delle mere uillusioni", ma forme fisiche come le ombre del proprio corpo negli Autoritratti, concrete come le mani che le producono.