Sala 7

Veduta aerea

"Dopo Il viaggio è il trasferimento in un altro paese, un’altra stanza o un’altra idea. O in un’oasi. Dove c’è un villaggio che finisce dove comincia il deserto. Immagini elementari, semplici e chiare come la memoria infantile, che rivelano l’altra forma e l’altro nome delle nostre immagini comuni. Figure originarie dalle quali derivano, per analogie dei tipi e associazioni di idee, tutte le forme che conosciamo e che possiamo immaginare. La forma di questo libro è la forma evidente di un libro. L’idea delle sue pagine, che si sfogliano in un doppio percorso convergente di immagini parallele, è l’idea sintetica di un viaggio. E sarebbe un vero piacere se libro e viaggio coincidessero senza concludersi in una immagine formale, rimanendo aperti e disponibili per nuove avventure. Ogni viaggio è diretto al punt di partenza, ed è fine a se stesso. Altri spostamenti, come percorrere un’autostrada con il fastidio della distanza dei due punti da superare con il minimo percorso e la massima velocità, dove lo spazio ed il tempo sono ostacoli che non hanno nome e sostanza di viaggio, sono da classificare con altre voci. Come trasloco, esodo, week-end, emigrazione, appuntamento, deportazione, fuga."

(Dall'altra parte del libro)

Le due fotografie che ho esposto al Fotostudio non sono mie, ma di Gianni Melotti e Claudio Greppi. Ribaltando il procedimento che da una idea porta alla realizzazione di una delle molteplici forme che l’idea contiene, succede che, partendo da un’immagine formale così stabilita, si possa arrivare ad una variazione dell’idea stessa che la costituiva che poi sembra significare che, come un qualsiasi oggetto, anche un’idea è una proprietà trasferibile. La storia è questa. C’è un mio filmato, costituito da 1086 fotografie tratte dall’Archivio Alinari, che anima il tema della crocifissione nell’arte. Il suo titolo è (XX). Adesso c’è anche una fotografia di Gianni Melotti che, tenendo l’otturatore della sua macchina fotografica aperto sulla proiezione durante tutto il filmato, lo ha ricondotto ad un’unica fotografia. Il suo titolo è (XX). C’è una scritta, colta da certe discettazioni infantili sulla natura, che si legge: Il mare è inclinato. Adesso c’è anche una fotografia di Claudio Greppi che, addossato di sbieco l’emergente cono di Stromboli, ha fermato in immagine quanto la scrittura lasciava all’immaginare. Il suo titolo è "Il mare è inclinato". Così mi ritrovo con due immagini così familiari che mi sembrano mie e non lo sono nel medesimo tempo. Quello che è certo è che, se sono anche mie, nello stesso modo il mio (XX) e il mio Il mare è inclinato adesso sono anche loro. E non mi dispiace.

[Testo di Mario Mariotti pubblicato in Firenze: veduta aerea.Fotostudio, Firenze 1983.Archivio Mariotti]